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giovedì, 24 febbraio 2005
 

anyone

Puoi farmi male – tu chiunque – all’ombra dei miei occhi opachi E di parole soffocate – le mie – E’ muta la mia ribellione E’ marmo che striscia nei canali del sangue Non vedrai le mie ragioni Non saprai le mie reazioni Non potrai fare illazioni Solo la mia schiena Laconica diffida E poi allegramente Dimenticare - chiunque tu.

 
postato da danilama | 15:21 | commenti (6)


lunedì, 14 febbraio 2005
 

chiusure lampo

Niente ricorso in appello e niente contraddittorio. Un sano, reciproco e falso "no, ti prego, non vivo senza di te" invece dovrebbe essere, se non obbligatorio per legge, almeno opportuno per buona creanza, senza valore di richiesta di reintegro, e quindi senza conseguenze. L'immagine dell'altro che soffre come macchina di cortesia per andarsene a quel paese, ognuno per conto suo, quando la sation wagon di famiglia è andata bellamente a farsi rottamare. Io penso che sarebbe una cosa carina.

postato da danilama | 11:56 | commenti (11)


mercoledì, 09 febbraio 2005
 

terraferma

1. Ho sempre pensato che l'autocontrollo sia una forma possibile - anzi, auspicabile - di forza. Precede il carisma, scongiura l'isteria, risparmia il male agli altri.

2. Mi piace chi siede sulla sponda del fiume e attende il nemico, non sotto forma di cadavere, ma sotto forma di bersaglio da graziare. La grazia è una seconda - e sublime - forma di forza.

Con l'affermazione n. 1 ho versato il mio obolo alle dottrine dello sviluppo personale, al reiki, allo yoga e a tutte le altre sacre manfrine d'oriente.

Con l'affermazione n. 2 dovrei essere a posto con le chiese di occidente, o almeno con il nuovo testamento per i cattolici.

Detto questo, penso di essere una buona persona e di non avere bisogno di altre religioni. Dopo la morte ci sono solo le pratiche burocratiche, ma questa non è un'idea triste. Il nostro campo di gioco è la terra, non il cielo, ma - deo gratias - tutto sommato c'è verso di farsi qualche bella partita anche qui. 

postato da danilama | 11:11 | commenti (8)


venerdì, 04 febbraio 2005
 

pa-ro-le

Le parole sono imprecisioni, un tappo sempre troppo piccolo, un vuoto liofilizzato che diventa sabbie mobili appena scocchi un sinomino. Ogni parola uno iato ottimista, un bicchiere mezzo pieno di intenzioni. Parlare è sperare di. Figuriamoci scrivere. Una poesia scritta da Ungaretti in persona è un esempio perfetto di falso d'autore. Però che bellezza.

Tutto ciò non è premessa a niente. Un pensiero importante che si fa roboante*.

Però, già che ci siamo: sacripante!

(*Rendiamo grazie a Donatella Rettore per queste sempiterne assonanze)

postato da danilama | 09:00 | commenti (4)


giovedì, 03 febbraio 2005
 

off topic

questo post serve solo a spingere l'altro un po' più giù. su tutto, un pensiero eversivo e detersivo: tutto il mio regno in cambio di un pensiero fuori tema.  
postato da danilama | 10:27 | commenti (5)


mercoledì, 02 febbraio 2005
 

5:50

Ti hanno trovato, la mattina presto, gli uccelli timidi e la brina, e il freddo pleonastico sulla carne senza vita, e io ti ho pianto senza diritto, perchè resto, attaccata a ventosa su questo mondo ovale che a te non dava appigli, resto come gramigna volgare che corrompe spighe, resto sola di te, a dividere queste pietre con altre malerbe, a schivare parroci che colonizzano il dolore con preghiere consunte, che chiudono su di te centinaia di altri coperchi, come se non bastasse quello di legno, eterno riposo dona a lui signore e ogni preghiera un altro coperchio si chiude con fragore, ma quale eterno riposo, cazzo, non lo vedete che ha 27 anni, da cosa deve riposarsi, non ha avuto nemmeno il tempo di stancarsi, l'eterno birrino dovevi donargli, signore, non questi fiori bianchi, che se avesse potuto li avrebbe scelto gialli e blu, e non avrebbe voluto che lo guardassimo e lo accarezzassimo così da vicino, non gli piaceva essere osservato, e cosa non darei per sollevare questo velo e scompigliargli questo ciuffo ordinato che gli avete fatto, questo maglione rosa pesca che non gli piaceva, alessino, stellina mia, sapessi come già pulsa la vita, sono passati tre giorni e già la morte è in sfratto esecuitvo, e io  invece questa morte vorrei ancora un po' di tempo per cullarmela dentro, per fare ancora un pezzettino di strada con te, perchè secondo me in quel buio ti starai facendo sotto, e non volevo lasciarti da solo tutta la notte, sono io che ho lasciato te, non tu che hai lasciato noi, siamo tutti in difetto, tu non avresti voluto, tu non avresti dovuto...
postato da danilama | 10:33 | commenti (4)